Villocentesi o amniocentesi: quale fare?

Esistono diversi livelli di indagine sul liquido amniotico e i villi coriali in base al periodo di gestazione durante cui viene effettuato il prelievo. La villocentesi si esegue solitamente dall’inizio dell’11a e la fine della 12a settimana di gravidanza. L’amniocentesi invece si effettua tra la 16a e la 18a settimana di gravidanza, anche se in alcuni casi e in base alla necessità potrebbe essere eseguita anche leggermente prima oppure fino al termine della gestazione.

Come si esegue la villocentesi?

La villocentesi prevede l’introduzione ecoguidata di un ago in corrispondenza della placenta attraverso la parete addominale. Si prevengono eventuali fastidi con l’applicazione di anestetico locale e la disinfezione della pelle. Per prelevare i vili viene fatto passare un secondo ago attraverso il primo ago inserito e mediante l’ausilio di una particolare pinza si aspirano i frustoli di villi coriali che passano direttamente in una provetta contenente un liquido fissativo apposito.

Quando si fa?

La villocentesi può essere eseguita a 10 settimane di gravidanza, anche se solitamente si preferisce raggiungere almeno l’11a-14a settimana. Si consiglia di effettuare questo test in specifiche situazioni:

  • confermare o escludere una diagnosi in seguito a test di screening prenatali positivi o preoccupanti
  • se in una gravidanza precedente il bambino era affetto dalla sindrome di Down, ci sono maggiori possibilità che si verifichi anche nella gravidanza attuale, motivo per cui il ginecologo potrebbe consigliare la villocentesi
  • controllare la mamma oltre i 35 anni che ha un rischio maggiore di malattie cromosomiche
  • storia familiare/ereditaria con presenza di una malattia genetica o portatori di una condizione genetica

A cosa serve la villocentesi?

Solitamente si preferisce svolgere la villocentesi per controllare l’eventuale presenza cromosomica della sindrome di Down in primis, ma i risultati sulle anomalie cromosomiche possono portare alla scoperta anche di altre eventuali condizioni. Nel caso di anomalie cromosomiche i risultati possono essere pronti in pochi giorni, invece qualora si ricercassero alterazioni genetiche puntiformi, potrebbero servire due o tre settimane per avere i risultati.

Quali sono i rischi della villocentesi?

Di base la villocentesi è un esame invasivo ma fondamentalmente sicuro. La probabilità di rischi è molto bassa, ma è bene conoscere comunque di quali rischi si tratta:

  • aborto spontaneo con una probabilità dello 0,22%
  • sensibilizzazione Rh: quando viene effettuato il prelievo dei villi coriali, alcune cellule del sangue del bambino potrebbero confluire nel sangue della mamma. In questo caso se la mamma ha sangue Rh negativo privo di anticorpi con Rh positivo, bisognerebbe somministrare l’emocomponente immunoglobulina Rh. Così facendo si impedisce al corpo della mamma di produrre anticorpi Rh che potrebbero introdursi nella placenta e danneggiare i globuli rossi del bambino.
  • infezione, soprattutto uterina, in seguito al prelievo dei villi coriali
  • difetti alle dita delle mani o dei piedi del bambino, specialmente se la villocentesi viene eseguita prima della 10 settimana di gravidanza

Come per l’amniocentesi, i rischi della villocentesi si riducono ulteriormente se l’esame viene eseguito da uno specialista esperto e competente.

Villocentesi riposo per quanto? Fa male?

Le donne che si sono sottoposte alla villocentesi non ne parlano come di una procedura dolorosa, ma più come fastidiosa nel momento d’inserimento dell’ago.

È possibile che dopo l’esame si verifichino piccole perdite ematiche o minime contrazioni, ma nel caso in cui fosse di un’entità allarmante bisogna immediatamente avvisare il proprio ginecologo. Per sintomi preoccupanti si pensa a perdite abbondanti di sangue o liquido amniotico, dolori addominali intensi o comparsa di febbre.

Dopo la villocentesi si consiglia di stare a riposo, di evitare sforzi, attività sessuali e in genere attività fisiche intense per almeno 48-72 ore.