Il tampone vaginale consiste in un esame diagnostico che serve a ricercare e rilevare quei microrganismi responsabili di eventuali infezioni della vagina o della cervice uterina.

Anatomicamente parlando la vagina, che fa parte dell’apparato genitale femminile, è un canale muscolare dal fondo cieco; il suo tessuto è una mucosa caratterizzata da secrezioni più o meno viscose generate da specifiche ghiandole.

Di conseguenza, avere perdite vaginali non è solo normale, ma anche fisiologico e la loro frequenza e la loro quantità variano a seconda del ciclo mestruale. Può capitare, però, di avere a che fare con perdite anomale, che presentano diversi sintomi come:

  • cambio di colore;
  • cambio di consistenza;
  • cattivo odore;
  • prurito;
  • dolore;
  • problemi durante la minzione;
  • sanguinamento al di fuori del ciclo mestruale.

Di fronte a uno più sintomi di questi, le perdite vaginali potrebbero segnalare la presenza di un’infezione o uno squilibrio della flora batterica vaginale. Il modo migliore per accertarne la causa è eseguire un tampone vaginale, l’unico strumento in grado di rilevare e diagnosticare l’agente scatenante.

A cosa serve il tampone vaginale

Il tampone vaginale può essere richiesto dal medico di base o eseguito direttamente dal ginecologo in presenza di:

  • dolore e/o arrossamento dei genitali;
  • perdite vaginali anomali;
  • senso di pesantezza al basso ventre;
  • dolore durante i rapporti sessuali.

Come accennato, attraverso il tampone è possibile individuare eventuali infezioni dell’apparato genitale femminile; nello specifico, è in grado di rilevare:

  • Candida, un’infezione provocata da funghi;
  • Gonorrea e Chlamidya, due malattie provocate da un batterio a trasmissione sessuale;
  • Herpes genitale, un’infezione da HSV (Virus Herpes Simplex);
  • Stafilococco e Streptococco, due batteri Gram positivi;
  • Trychomonas;
  • Mycoplasmi
  • Gardnerella vaginalis.

Le cause a monte delle infezioni batteriche sono molteplici, tra cui l’alterazione dell’equilibrio della microflora vaginale che, di conseguenza, genera uno sviluppo di germi che diventano via via patogeni.

Detto questo, appare chiaro come sia fondamentale sia riconoscere i disturbi, sia effettuare i dovuti controlli per scoprirne la causa in modo da poter iniziare una terapia indicata a ripristinare il normale stato di benessere.

Come si esegue un tampone vaginale

Il tampone vaginale è un esame rapido e indolore che viene richiesto e, spesso, effettuato direttamente dal ginecologo in ambulatorio. Si chiama “tampone” proprio perché consiste in un bastoncino ovattato (molto simile a un cotton-fioc) che serve a prelevare un campione di liquido vaginale per poi analizzarlo successivamente in laboratorio.

La paziente viene fatta stendere sul lettino ginecologico con le gambe divaricate e il ginecologo procede con l’inserimento in vagina dello speculum, cioè lo strumento che consente di allargare le pareti vaginali per facilitare l’introduzione del tampone.

Una volta allargate le pareti vaginali, il ginecologo inserisce delicatamente il tampone, lo fa roteare per qualche secondo per prelevare il liquido necessario e poi lo ripone in un sacchetto sterile da spedire in laboratorio.

Come prepararsi al tampone vaginale

Prima di un tampone vaginale non è necessario effettuare una preparazione difficile o impegnativa, ma basta seguire alcune linee guida per evitare di alterarne l’esito finale:

  • astenersi dai rapporti sessuali nelle 24 ore precedenti;
  • sospendere qualsiasi terapia antibiotica o antimicotica nella settimana antecedente;
  • evitare lavande vaginali, terapie locali e bagni in vasca da bagno per le 24 ore precedenti;
  • effettuare un’accurata igiene intima prima di effettuare il tampone.

Inoltre, è consigliato eseguire un tampone qualche giorno prima o qualche giorno dopo l’inizio o la fine delle mestruazioni. Bisogna tenere a mente, infatti, che non è possibile sottoporsi a tampone vaginale quando le mestruazioni sono in corso.

Tampone vaginale e gravidanza

Bisogna sfatare il mito secondo cui in gravidanza non sia possibile effettuare un tampone vaginale, anzi: è proprio il momento più adatto per farlo, dato che permette al ginecologo di verificare che la futura mamma non soffra di infezioni, soprattutto all’inizio della gestazione.

Intorno alla 36esima settimana, poi, il ginecologo potrebbe effettuare un secondo tampone vaginale per valutare la presenza di altri microrganismi come lo streptococco beta-emolitico, principale causa di infezioni neonatali. Nel caso in cui si dovesse rilevarne la presenza, il medico procederà con l’esecuzione di un tampone rettale insieme all’urinocoltura.

Tampone cervicale e tampone uretrale

In gravidanza e non, oltre al tampone vaginale e in presenza di disturbi sospetti, il ginecologo potrebbe richiedere anche il tampone cervicale e il tampone uretrale.

Tampone cervicale: cos’è e perché farlo

Il tampone cervicale, esattamente come quello vaginale, è un esame diagnostico che permette di rilevare eventuali microrganismi responsabili di infezioni a carico della cervice o del collo dell’utero.

Consiste nel prelievo di un campione delle cellule di sfaldamento e delle secrezioni del canale endocervicale e della cervice uterina sempre attraverso un piccolo bastoncino ovattato (il tampone, appunto) che verrà analizzato successivamente in laboratorio.

Nello specifico, il tampone cervicale si rivela molto utile nella diagnosi di alcune infezioni specifiche che possono colpire l’apparato genitale femminile, come:

  • Gonorrea;
  • Chlamydia;
  • Mycoplasmi;
  • condilomi;
  • verruche.

Il ginecologo, infatti, suggerisce il tampone cervicale quando sospetta la presenza di infezioni a livello della cervice o dell’utero, basandosi su quanto rilevato dalla visita, dall’ecografia transvaginale e dai sintomi manifestati dalla paziente che, tendenzialmente, sono:

  • prurito intimo;
  • bruciore genitale;
  • secchezza vaginale;
  • sensazione di fastidio;
  • dolore e/o arrossamento dei genitali;
  • sanguinamenti al di fuori del ciclo mestruale o dopo i rapporti sessuali;
  • dolore e/o pesantezza addominale;
  • dolore durante i rapporti sessuali;
  • necessità di urinare frequentemente;
  • minzione dolorosa.

Attraverso questo esame è possibile non solo rilevare eventuali malattie a trasmissione sessuale o di natura batterica, virale, micotica o parassitaria, ma anche stabilire la terapia più adatta a eliminare definitivamente l’agente patogeno identificato.

Tampone uretrale: cos’è e quando farlo

Anche il tampone uretrale, come il tampone vaginale e quello cervicale, è un esame diagnostico che, però, consente di ricercare e individuare eventuali microrganismi responsabili di infezioni localizzate nella parte bassa delle vie urinarie e viene eseguito sia nelle donne, che negli uomini.

Il bastoncino cotonato, cioè il tampone, viene stavolta inserito nel meato uretrale (l’orifizio esterno) per circa 1 centimetro nelle donne e 1-2 centimetri negli uomini, per essere poi girato su se stesso per qualche secondo in modo da prelevare un campione adeguato da inviare in laboratorio. Qui vengono effettuate diversi esami tra cui l’antibiogramma, che valuta l’effetto di alcuni antibiotici sui batteri isolati in modo da scegliere la tipologia migliore per sconfiggere l’agente scatenante dell’infezione.

Il tampone uretrale viene effettuato dal ginecologo o dall’urologo in presenza di sospetti su una presunta infezione a livello genito-urinario derivanti sia da una prima visita, sia dalla sintomatologia espressa dal paziente che, di solito, comprende:

  • minzione frequente, difficoltosa e dolorosa;
  • urine torbide e dal colore giallo-verde;
  • cattivo odore;
  • presenza di sangue o pus nelle urine;
  • perdite vaginali;
  • secrezioni dal pene.

Considerando che nessun sintomo dovrebbe mai essere sottovalutato, è consigliato consultare il medico al primo campanello di allarme.