Montagna e alta quota: quali sono i rischi in gravidanza?

Gravidanza ad alta quota? Perché no? Probabilmente, molte di voi per la pausa estiva hanno programmato un viaggetto in montagna, dove le quote sono più alte e si respira un’aria pura e fresca.

Si sa, col pancione non è sempre facile affrontare l’afa di agosto e, per questa ragione, le temperature più basse sono sempre ben accette.

Verde, relax, natura e chi più ne ha più ne metta. Ma è tutto oro quello che luccica? La risposta, come sempre, è no. Anche in montagna, infatti, è bene prestare attenzione alla propria salute e a quella del proprio bambino, durante i mesi della gestazione.

 

Mal di montagna: i sintomi

 

Si ha molta più familiarità con il mal di mare che con il mal di montagna. In realtà, questo disturbo esiste e non va affatto trascurato.

Come riconoscerlo? Semplice, vi indichiamo i sintomi che potrebbero comparire entro le prime 12 ore, se si sale troppo ad alta quota, oltre i 2mila metri di altezza:

  • mal di testa, a causa della minor concentrazione di ossigeno;
  • nausea;
  • insonnia;
  • irritabilità;
  • apatia e stanchezza eccessiva;
  • edema polmonare e periferico (sebbene siano più rari);
  • carenza di ferro;
  • iperventilazione.

Non solo. Anche il sole in montagna può rappresentare un rischio per la salute. Frequenti sono le scottature, potenziate dal riflesso dei raggi solari sulla neve e dall’atmosfera più rarefatta.

 

Prevenire è meglio!

 

Prevenire è sempre meglio e, soprattutto, possibile. Perché non farlo allora?

Per prima cosa, fate sì che la salita verso le quote più alte sia graduale, in modo da acclimatarvi. Se si devono superare i 2.500 metri, il consiglio è di non salire più di 300 m al giorno. Inoltre, sia all’inizio della gravidanza sia nei mesi finali, è meglio scegliere zone in cui villeggiare non troppo distanti da strutture sanitarie.

Armatevi, poi, di protezione solare, occhiali da sole, cappelli e abiti a maniche lunghe, così da poter godere delle belle giornate, senza il timore di un’insolazione o di una brutta scottatura.

Sì alle passeggiate, no agli sforzi eccessivi: ricordatevi che siete in vacanza!

Ultimo consiglio: attenzione a non assumere farmaci contro il mal di montagna a base di sulfamidici, non prescritti dal proprio medico. Questi medicinali sono controindicati nel primo trimestre e alla fine della gestazione.

 

Quando è il caso di dire no alla montagna?

 

In alcuni casi, meglio rinunciare alla montagna, se si vuole andare in alta quota.

Se si è a rischio ictus (o lo si ha avuto in passato), la vasoregolazione cerebrale potrebbe essere ancora alterata, quindi è meglio non rischiare. Anche per le donne che fumano, soffrono di diabete, pressione alta e insufficienza cardiaca, le vette sono da ammirare solo grazie a un binocolo.

Da non trascurare poi le cardiopatie, già dai 2mila metri di altezza.

Per la montagna, dunque, meglio aspettare? No di certo. L’importante è scegliere con consapevolezza e ricordarvi di chiedere al ginecologo che vi segue quali sono i pro e i contro di un viaggio di questo tipo, a seconda delle proprie condizioni.

 

L’augurio per tutte è di godervi un sano relax e i mesi più belli della gravidanza!

 

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