Sindrome premestruale: cos’è e come trattarla

La sindrome premestruale (PMS, cioè Pre-Mestrual Syndrome) consiste in un insieme di alterazioni psicologiche e biologiche estremamente soggettive, che variano quindi da persona a persona, ma che si manifestano in tutte in un determinato momento del ciclo mestruale.

Si può parlare di sindrome premestruale nel momento in cui i sintomi si manifestano per almeno 3 cicli consecutivi nella seconda metà del ciclo, per poi mantenere un periodo di sollievo di almeno 7 giorni. Inoltre, trattandosi di una sintomatologia molto variabile, bisogna tenere sempre conto della natura, della tipologia e della gravità di ciascun disturbo.

Dolori e disturbi poco prima dell’arrivo del flusso mestruale colpiscono circa l’80% delle donne e nel 10-40% dei casi possono incidere negativamente sulla vita quotidiana e sull’attività lavorativa. Si stima, in linea generale, che il 5% delle donne in età riproduttiva possa rientrare appieno nel quadro tipico della sindrome premestruale.

Cause della sindrome premestruale

Nel corso degli anni sono stati numerosi gli studi compiuti in merito all’origine della sindrome premestruale ma, ancora oggi, non è possibile effettuare un elenco completo o rilevare un’unica causa scatenante. Tra le varie cause principali, quindi, che concorrono a scatenare la sindrome rientrano:

  • cause ormonali: a causa di un deficit di progesterone in fase luteinica (quindi durante la seconda metà del ciclo) il rapporto estrogeni-progesterone si altera;
  • ricambio idro-salino alterato: alcuni ormoni che agiscono sul bilancio idroelettrolitico vengono prodotti in eccesso, oppure si ha una loro carenza; si tratta di estrogeni e progesterone, prolattina, aldosterone e ormone antidiuretico (ADH o vasopressina);
  • disfunzione della tiroide: alcune donne che manifestano tipici disturbi da sindrome premestruale soffrono di ipotiroidismo, quindi la somministrazione di ormoni tiroidei va a migliorare la situazione;
  • mancanza di vitamina B6: svolge funzioni endocrine molto importanti;
  • ipoglicemia: gli ormoni sessuali sono in grado di incidere sul metabolismo del glucosio;
  • carenza di prostaglandine E1: si tratta di sostanze che influiscono sulla percezione del dolore;
  • cause psicosomatiche: hanno origine psicologica, comportamentale e sociale e associano (a volte) la sindrome premestruale a patologie psichiatriche;
  • carenza di serotonina: può contribuire, dato che le donne che soffrono di sindrome premestruale possiedono livelli di serotonina più bassi;
  • carenza di magnesio e calcio: un deficit della loro presenza concorre alla manifestazione della sindrome premestruale.

Bisogna precisare che, ad oggi, non è stata dimostrata alcuna alterazione nei livelli di ormoni circolanti durante il ciclo mestruale tra le donne con sindrome premestruale e quelle senza, né differenze in merito all’aumento di peso.

Le uniche teorie portate avanti negli ultimi anni riguardano gli ormoni sessuali prodotti dalle ovaie che modificano la risposta a uno stato di stress; di conseguenza, si tende a pensare che durante la fase luteinica avvenga una riduzione degli oppioidi endogeni, cioè degli ormoni del “benessere” che, di solito, vengono prodotti naturalmente dall’organismo e che sia questo a provocare un aumento dello stress psico-fisico di alcune donne.

Principali sintomi della sindrome premestruale

Come accennato inizialmente, i sintomi della sindrome premestruale sono molto soggettivi e variano da donna a donna; possono durare poche ore, così come settimane e, solitamente, spariscono con l’inizio delle mestruazioni.

I disturbi possono accentuarsi in condizioni di stress e in perimenopausa; in quest’ultimo caso, potrebbero prolungarsi fino al termine delle mestruazioni. I più comuni e diffusi sono:

  • irritabilità;
  • ansia;
  • agitazione;
  • collera;
  • insonnia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • sonnolenza;
  • depressione;
  • grave astenia;
  • ritenzione idrica;
  • edema;
  • aumento di peso transitorio;
  • tensione mammaria;
  • mastodinia;
  • senso di peso o di tensione in sede pelvica;
  • mal di schiena;
  • dismenorrea all’inizio delle mestruazioni (nelle donne più giovani).

Altri sintomi meno comuni ma che potrebbero presentarsi sono:

  • cefalea;
  • vertigini;
  • parestesie alle estremità;
  • sincope;
  • palpitazioni;
  • stipsi;
  • nausea;
  • vomito;
  • cambiamenti dell’appetito;
  • acne;
  • neurodermatite.

Nei casi in cui esistano disturbi preesistenti, la loro sintomatologia potrebbe peggiorare in concomitanza con la manifestazione della sindrome premestruale. Si tratta di:

  • malattie cutanee;
  • problemi agli occhi, come la congiuntivite;
  • epilessia, con aumento delle convulsioni;
  • malattie del tessuto connettivo, come lupus eritematoso sistemico e artrite reumatoide;
  • disturbi respiratori, come allergie, e/o infezioni;
  • emicranie;
  • disturbi dell’umore, come depressione e ansia;
  • disturbi del sonno, come insonnia o ipersonnia.

Alcune donne, poi, soffrono di disturbo disforico premestruale, cioè una forma più grave di sindrome premestruale la cui sintomatologia si manifesta solo e soltanto nel corso della seconda metà del ciclo mestruale, per terminare con il sopraggiungere delle mestruazioni o subito dopo. É caratterizzato da:

  • umore depresso;
  • ansia;
  • irritabilità;
  • labilità emotiva.

A volte possono insorgere anche pensieri suicidi, al punto che l’interesse verso le normali attività quotidiane diminuisce notevolmente e il soggetto in questione non riesce a condurre una vita “normale”. Inoltre, è molto doloroso e spesso invalidante, oltre che sottovalutato e mal diagnosticato.

Eventuali complicazioni

Come accennato precedentemente, la sindrome premestruale può incidere negativamente sulla vita sociale e coniugale: alterazione del desiderio sessuale e isolamento sociale rientrano tra le conseguenze principali e, nonostante solo in via del tutto eccezionale alcune donne possono arrivare al suicidio o al compimento di atti criminali, in alcuni Paesi come la Francia e l’Inghilterra, la sindrome premestruale viene ritenuta una condizione attenuante.

Dato che non scompare da sola, si possono modificare le abitudini quotidiane e rivolgersi al proprio ginecologo per intraprendere una terapia mirata. Tra l’altro, con la menopausa e l’approssimarsi della fine definitiva delle mestruazioni, i sintomi tendono a scomparire.

Come diagnosticare la sindrome premestruale

La sindrome premestruale può essere diagnosticata sulla base dei disturbi fisici manifestati dalla paziente, quali gonfiore, aumento di peso, tensione mammaria e tutti gli altri sintomi giornalieri. Per il disturbo disforico premestruale, invece, si necessita di criteri clinici, quindi di esami più approfonditi.

Per ottenere una diagnosi di sindrome premestruale, le donne devono annotare i loro sintomi giornalieri per almeno 2 cicli e devono averne almeno 5 (o più) per la prima parte dei giorni antecedenti le mestruazioni, per poi diminuire o scomparire nella settimana successiva. I sintomi da riscontrare sono:

  • sbalzi d’umore, come tristezza improvvisa;
  • irritabilità marcata, rabbia o aumento dei conflitti interpersonali;
  • umore marcatamente depresso;
  • sentimenti di disperazione o disprezzo per se stessi;
  • ansia marcata, tensione.

Inoltre, deve essere presente almeno 1 dei seguenti sintomi:

  • riduzione dell’interesse verso le attività quotidiane;
  • scarsa concentrazione;
  • riduzione di energia;
  • aumento della stanchezza;
  • variazioni dell’appetito (abuso di cibo o desiderio per determinati cibi);
  • disturbi del sonno come insonnia o ipersonnia;
  • sensazione di non avere il controllo delle proprie azioni;
  • sintomi fisici come edema o dolore al seno.

Infine, uno o più di questi sintomi devono essere abbastanza gravi da invalidare la paziente. I soggetti affetti da depressione vengono valutati da un operatore sanitario per ottenere una diagnosi formale.

Come trattare la sindrome premestruale

Così come i sintomi della sindrome premestruale sono soggettivi e variano da donna a donna, anche le cure e i trattamenti sono variabili e richiedono tempo e pazienza per fare effetto.

Innanzitutto, bisogna riposare e dormire adeguatamente, praticare esercizio fisico e svolgere attività rilassanti come yoga e meditazione. Al contempo, può aiutare rivedere la propria alimentazione aumentando l’apporto di proteine e diminuendo gli zuccheri, preferendo carboidrati complessi e mangiando poco e spesso. Un’altra strategia consiste nell’evitare alcune bevande come coca cola e caffè e alcuni alimenti come patatine fritte e cibi in scatola, optando per cibi ricchi di fibre, verdure e a basso contenuto di grassi animali.

Se alla base dei sintomi della sindrome premestruale si rilevano cause di origine psicologica, la terapia cognitivo-comportamentale può essere di grande aiuto, anche nelle donne affette da disturbo disforico premestruale. Con la psicoterapia, infatti, si può ridurre lo stress e le tecniche di rilassamento contribuiscono ad alleviare la tensione.

Potrebbe essere necessario il supporto di FANS, farmaci antidolorifici per ridurre dolore e dismenorrea, così come di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, in grado di gestire ansia irritabilità e stati emozionali. Anche gli ansiolitici possono aiutare ma, considerando che creano dipendenza e assuefazione, non sempre sono consigliati.

Per alcune donne, poi, si rivela efficace la terapia ormonale che può prevedere diverse opzioni (in base alle esigenze, alle preferenze e alle condizioni fisiche):

  • contraccettivi orali;
  • progesterone con supposta vaginale;
  • progestinico per via orale da assumere per 10-12 giorni prima delle mestruazioni;
  • progestinico a lunga durata d’azione.
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