La rottura delle membrane amniotiche Ginecologo Milano Cristina Passadore

La rottura delle membrane amniotiche

Cosa accade se le membrane amniotiche si rompono prima del termine della gravidanza? I principali fattori di rischio, la diagnosi e le terapie per la rottura prematura delle acque

La rottura delle membrane amniotiche che avvolgono il feto durante la gravidanza corrisponde alla “rottura delle acque”. Quando si rompono le membrane il liquido amniotico che si trova attorno al feto e all’interno delle membrane stesse esce dalla vagina preannunciando l’imminente parto. La quantità di liquido persa varia da donna a donna e da parto a parto.

Nella normalità dei casi il travaglio giunge al termine della gravidanza, dalla 37esima settimana in poi, e comincia subito dopo la rottura delle membrane amniotiche. Se il travaglio non avviene in breve tempo dalla rottura delle acque aumentano i rischi sia per il bambino che per la donna. Se il travaglio non inizia entro le 6 – 12 ore dalla rottura delle membrane, infatti, la futura mamma e il bambino vengono maggiormente esposti al rischio di contrarre infezioni.

Può capitare però che la rottura delle membrane amniotiche avvenga prematuramente (rottura pretermine) e che – ma non sempre – anche il parto sia prematuro. In base alla fase gestazionale e allo stato di salute della futura mamma e del feto si valuterà se anticipare il parto inducendolo o se ritardarlo.

La rottura prematura delle membrane (PROM)

Se le membrane si rompono prima della 37esima settimana di gravidanza si tratta di una rottura prematura o pretermine delle membrane (PROM). Non sempre la rottura delle membrane porta anche ad un parto prematuro. Infatti, ci sono dei casi in cui si riesce a ritardare il parto.

Il 10% delle gravidanze sono complicate da PROM, di queste nel 60 – 70% dei casi la rottura delle membrane avviene attorno alla 34esima – 36esima settimana di gestazione e solo nel 5% dei casi si manifesta prima della 28esima settimana.

La rottura prematura delle membrane e del parto prima del termine sono soggette anche a una predisposizione genetica: se si hanno sorelle che hanno avuto un parto pretermine si ha l’80% in più delle possibilità di partorire in anticipo. Questo rischio si presenta anche con salti generazionali, come nel caso di nonna e nipote.

I fattori di rischio della rottura pretermine delle membrane

La presenza di alcuni dei seguenti fattori può favorire la rottura prematura delle membrane amniotiche:

  • alterazioni del collo dell’utero
  • infezioni della cervice e della vagina
  • sacco amniotico indebolito
  • precedenti casi di parto prematuro, rottura prima del termine delle membrane (entro la 37esima settimana), aborto
  • presenza di più feti (gravidanza gemellare o multipla)
  • traumi
  • produzione eccessiva di liquido amniotico

Meno determinanti ma pur sempre fattori di rischio:

  • diabete, ipertensione, anemia materne
  • spotting in gravidanza
  • fumo e uso di droghe
  • utero già sottoposto a interventi chirurgici
  • scompenso vitaminico e di sali minerali
  • stress

Nel caso in cui la rottura prematura delle membrane provochi un parto prematuro il neonato potrebbe riscontrare problemi polmonari, sangue nel cervello e nei casi più gravi potrebbe provocarne la morte.

Come diagnosticare la rottura prematura delle membrane e possibili trattamenti

L’accertamento della rottura prematura delle membrane viene svolto da un medico o da un’ostetrica che, dopo aver esaminato la vagina e la parte inferiore dell’utero, potrà smentire o confermare la diagnosi. In quest’ultimo caso si provvederà a verificare anche il livello di dilatazione dell’utero.

Se la rottura delle acque avviene oltre la 34esima settimana di gravidanza il feto solitamente è sufficientemente maturo per affrontare il parto, quindi si procede con l’induzione del travaglio.

Se l’episodio si presenta prima della 34esima settimana di gestazione si cerca di ritardare il travaglio. La paziente viene sottoposta a un attento monitoraggio, le si consiglia riposo e di limitare qualsiasi tipo di sforzo, a volte il ricovero in ospedale per poterla tenere in stretta osservazione e la somministrazione di antibiotici e corticosteroidi per aiutare la maturazione dei polmoni del nascituro. Gli antibiotici, invece, somministrati sia per via endovenosa che orale hanno la funzione di ritardare il travaglio e ridurre il rischio che il neonato possa contrarre infezioni. La temperatura e la frequenza cardiaca devono essere misurate più volte al giorno perché il loro aumento può segnalare l’inizio di un’infezione.

Nei casi più gravi, quando la rottura della membrana avviene prima della 32esima settimana di gravidanza, si somministra alla futura mamma solfato di magnesio per via endovenosa per ridurre il rischio che il bambino possa subire un’emorragia cerebrale o avere difficoltà di sviluppo cerebrale.

Per capire lo stato di salute del feto e per vedere se i suoi polmoni sono sufficientemente sviluppati e pronti per il parto il medico può procedere con l’analisi del liquido amniotico prelevandone un campione dalla vagina della futura mamma oppure con l’amniocentesi. Nel caso in cui dovesse esserci un’infezione dell’utero o una grave sofferenza fetale, indipendentemente dalla settimana di gestazione, viene indotto il travaglio per fare nascere il bambino.

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