PMA Milano Ginecologo

PMA: cos’è e in cosa consiste la Procreazione Medicalmente Assistita

Il Ministero della Salute, sulla base di una recente indagine, ha rilevato che circa 1 coppia su 5 riscontra problemi di fertilità, le cui cause coinvolgono indistintamente sia gli uomini, che le donne. La definizione di infertilità è stata data direttamente dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): una patologia che si manifesta con l’assenza di concepimento a seguito di 12/24 mesi di rapporti mirati e non protetti.

Negli ultimi anni sono aumentate, non a caso, le richieste di PMA, cioè di Procreazione Medicalmente Assistita: si tratta di una branca medica che richiede, da parte dei professionisti, competenze altissime e specializzazioni specifiche e che si pone come obiettivo di consentire alle coppie infertili di poter mettere al mondo un figlio in modo del tutto naturale.

Per essere più precisi, si può ricorrere alla definizione di PMA fornita direttamente dal Ministero della Salute:

“Si intendono tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di ovociti umani, di spermatozoi o embrioni nell’ambito di un progetto finalizzato a realizzare una gravidanza. Questi procedimenti includono: la inseminazione omologa, la fecondazione in vitro e il trasferimento embrionale, il trasferimento intratubarico dei gameti, il trasferimento intratubarico degli zigoti, il trasferimento intratubarico degli embrioni, la crioconservazione dei gameti e degli embrioni”.

Applicazione della PMA secondo la legge 40 del 2004

Il ricorso alla PMA, in Italia, è regolato dalla legge 40 del 2004, che consente di fare affidamento alle tecniche di procreazione medicalmente assistita in presenza di problematiche correlate a sterilità o infertilità.

Inizialmente, questa normativa poneva dei limiti: consentiva l’accesso solo alle coppie con diagnosi di infertilità (escludendo, quindi, quelle fertili ma con patologie di carattere genetico) e non concedeva il ricorso al congelamento degli embrioni in sovrannumero e alla fecondazione eterologa con ovociti e spermatozoi donati da soggetti esterni.

Per fortuna, nel corso del tempo la legge 40 ha subìto delle modifiche e molti limiti sono decaduti. A oggi, infatti, è possibile usufruire della diagnosi pre-impianto e della fecondazione eterologa e la PMA è aperta anche alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche.

Come funziona la PMA

La procreazione medicalmente assistita si struttura in diverse fasi, che consentono di avere un quadro chiaro e completo della situazione iniziale e, successivamente, di intraprendere il percorso più indicato per la coppia.

Consulenza preliminare per la sterilità di coppia

Si inizia con un primo consulto e una valutazione clinica, che permettono di analizzare le condizioni della coppia, di impostare un iter diagnostico e di valutare le terapie più adatte. Le cause che comportano infertilità all’interno di una coppia sono molteplici e riguardano entrambi i partner, quindi è sempre opportuno analizzare al meglio la situazione e tenere in considerazione tutte le strade possibili.

Visita ginecologica

Successivamente, si passa a una visita ginecologica di base, che prevede:

  • valutazione obiettiva del collo uterino;
  • pap test;
  • ecografia transvaginale per valutazione ovarica.

In questa prima fase, quindi, si può valutare la riserva ovarica di una donna ed effettuare un dosaggio ormonali dei principali ormoni coinvolti nell’ovulazione, cioè FSH e AMH.

Valutazione seminologica

Sempre in una prima fase, si procede con una valutazione seminologica che consiste in diversi esami:

  • spermiogramma di base;
  • test di Percoll;
  • spermiocoltura e antibiogramma;
  • analisi frammentazione DNA con Halo Test;
  • MAR Test per valutazione agglutinazione;
  • HYCOSY – Valutazione pervietà tubarica.

In particolare, quest’ultimo esame (HyCoSy- Hystero Contrast Sonography) consiste in un’ecografia che rileva eventuali difetti dell’apparato riproduttivo femminile, come la chiusura parziale o totale delle tube; la pervietà tubarica, infatti, è indispensabile per consentire il passaggio dello spermatozoo e la discesa dell’ovocita fecondato nell’utero.

L’esame va eseguito dopo le mestruazioni, cioè quando l’endometrio non è eccessivamente ispessito e, quindi, si ha una migliore visibilità ecografica.

Ecografia 3D e isteroscopia

L’ecografia 3D è un esame non invasivo che serve ad analizzare la cavità uterina in tre dimensioni e di escludere eventuali formazioni anomale. L’isteroscopia, invece, permette di ottenere la visualizzazione diretta e dettagliata della cavità uterina attraverso l’isteroscopio, cioè un tubicino a fibre ottiche che restituisce la visione degli organi interni.

Monitoraggio dell’ovulazione

La crescita follicolare viene monitorata tramite ripetizione di ecografie a partire dal 5-7 giorno del ciclo, quindi cambia a seconda della paziente e di eventuali farmaci assunti per l’induzione dell’ovulazione.

Parallelamente alle ecografie viene effettuato un prelievo del sangue per il dosaggio dell’estradiolo, che permette di seguire più accuratamente lo sviluppo dei follicoli e di individuare le giornate migliori per avere rapporti sessuali.

Inseminazione intrauterina – IUI

L’inseminazione artificiale, chiamata IUI – Intrauterine Insemination, consiste nell’introdurre il liquido seminale all’interno della cavità uterina attraverso un piccolo catetere, dando vita a una fecondazione del tutto naturale. Il liquido da inseminare viene trattato in laboratorio con l’obiettivo di selezionare gli spermatozoi migliori.

L’IUI può essere di due tipi:

  • omologa, quando si utilizza il liquido seminale del partner;
  • eterologa, quando viene introdotto il liquido seminale di un donatore.

Questa procedura è consigliata e impiegata in caso di:

  • sterilità idiopatica;
  • infertilità maschile lieve;
  • endometriosi di stadio I e II;
  • fattore cervicale.

Inoltre, l’inseminazione artificiale prevede una certa stimolazione farmacologica della crescita follicolare, anche se molto moderata.

Fecondazione In Vitro ed Embryo Transfer – FIVET

La FIVET (Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer) è una tecnica di procreazione assistita che consiste nella fecondazione in vitro dell’ovulo precedentemente prelevato e successivamente trasferito come embrione nell’utero materno.

Questa procedura è indicata e applicata nei seguenti casi:

  • infertilità maschile lieve;
  • fattore tubo-peritoneale;
  • endometriosi di III o IV stadio;
  • infertilità idiopatica.

La FIVET è strutturata in 4 fasi di trattamento:

1. Stimolazione ovarica

Le ovaie vengono stimolate tramite la somministrazione di ormoni, che variano da paziente a paziente e rientrano in un piano terapeutico personalizzato. L’ovulazione e la crescita dei follicoli, poi, vengono monitorate attraverso ecografie fino a quando non raggiungono dimensioni e numero ottimali.

2. Prelievo degli ovuli (pick-up) e fecondazione in vitro

Gli ovuli vengono prelevati attraverso l’aspirazione dei follicoli. Dopodiché si procede in modo diverso a seconda della tecnica applicata:

  • FIVET (fertilizzazione in vitro e trasferimento embrionario): gli ovuli vengono conservati in un incubatore a una temperatura di 37°C e su speciali terreni di coltura per alcune ore prima dell’inseminazione con il liquido seminale del partner (trattato appositamente per la fertilizzazione in vitro). Ovuli e spermatozoi vengono lasciati insieme per tutta la notte per essere osservati al mattino successivo;
  • ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi): la fecondazione riceve un ulteriore stimolo, dato che lo spermatozoo viene iniettato direttamente all’interno dell’ovocita.

Nel corso dei 2-3 giorni successivi gli ovuli fecondati diventano pre-embrioni e sono pronti per essere trasferiti nell’utero materno.

3. Trasferimento

I pre-embrioni vengono trasferiti nell’utero attraverso un catetere molto sottile e vengono depositati dal ginecologo in fondo alla cavità uterina.

4. Crioconservazione

Gli embrioni non trasferiti nell’utero e, quindi, inutilizzati vengono congelati nell’azoto liquido; nel caso in cui non si raggiungesse la gravidanza al primo tentativo, potranno essere utilizzati per transfer successivi, che non richiederanno né stimolazioni ovariche, né prelievo di ovuli.

Una volta raggiunta la gravidanza, la coppia verrà seguita dal ginecologo di riferimento e la futura mamma potrà eseguire i controlli di routine di una qualsiasi donna in stato interessante fino al momento del parto.

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